mercoledì 10 novembre 2010

MALI STAGGIONALI

Pillole di educazione sanitaria

Come combattere il raffreddore



La maggior parte delle infe­zioni (vedi scheda 4) (1) è causata da due tipi di mi­crobi: batteri e virus. Il co­mune raffreddore o rinite è un'infezione dovuta ad al­meno 200 tipi di virus (la categoria maggiore, i rino-virus,  ne ha più di  120) e
colpisce ogni anno la maggior parte degli italiani, spesso più volte, specie in giovane età.
Cosa accade al naso nel raffreddore?
Quando i virus (trasmessi con starnuti, tosse, dita conta­minate) infettano la mucosa nasale, questa produce un muco trasparente che aiuta a eliminarli. Dopo 2-3 giorni le cellule del sistema immunitario che combattono i mi­crobi fanno diventare il muco bianco o giallo. Anche i batteri che vivono abitualmente nel naso sono eliminati con i virus, e il muco diventa verdastro: ciò è normale e non significa che servano antibiotici. La guarigione è spontanea.
Quali fattori lo favoriscono?
Il raffreddore è più frequente all'inizio dell'autunno, quando si aprono le scuole e si passa più tempo a stret­to contatto in ambienti chiusi poco ventilati. Questi virus si moltipllcano in modo ottimale alla tem­peratura di 33-34°C, che trovano nelle mucose del naso dove passa la corrente d'aria respirata, ma sono incapa­ci di diffondersi in zone più profonde, dove la tempera­tura è di 37°C. Durante il raffreddore la congestione na­sale non lascia passare l'aria, così la temperatura del naso sale, la quantità di virus diminuisce rapidamente e la guarigione è accelerata.

Difese efficienti
Misure igieniche

In realtà la maggior parte delle infezioni passa inosserva­
ta. Il raffreddore è "la punta di un iceberg", che si mani­
festa solo se la carica virale è troppo alta per le nostre di­
fese, o se queste sono indebolite, come accade quando
il naso si raffredda (perciò
proteggerlo dal gelo con
una sciarpa pu
ò es­
sere una buona *^y Sintomi lievi,
idea).                            I qualche starnuto
1


A proposito di temperature corporee, si ricorda che la febbre non è una malattia, ma è uno dei più effi­caci meccanismi di difesa dell'organismo contro le infezioni! È una reazione comune a tutti gli uomini e agli animali superiori, che la selezione naturale ha mantenuto nel corso di milioni di anni di evoluzione proprio per il suo valore. Infatti un aumento di tem­peratura da 37 a 38°C può ridurre la moltiplicazio­ne dei virus di oltre 90%, e per la maggior parte di loro un ulteriore aumento arresta del tutto la molti­plicazione. Anche i virus più virulenti sono bloccati da temperature di oltre 39°C che durino abbastanza a lungo.
La febbre facilita la guarigione anche nelle infezioni da batteri, perché esalta l'efficienza di tutti i compo­nenti del sistema immunitario. Il paziente informato e che riesce a sopportarla senza troppi problemi dovrebbe valorizzare il ruolo difen­sivo naturale della febbre.
Un altro generale meccanismo di difesa dalle infezio­ni è l'infiammazione, che provoca a livello locale condizioni fisiche (aumento della temperatura), chi-miche e biologiche (ad es. grande afflusso di globuli bianchi, le "milizie" del sangue) che si potenziano a vicenda nel combattere le infezioni (4).
Perché non usare antibiotici...
Gli antibiotici dovrebbero essere presi solo in caso d'in­fezioni da batteri che siano gravi o.che fatichino a guari­re da sole (1). Invece sono inutili nelle infezioni da virus (come raffreddore, sindromi influenzali, tosse, ma anche la maggior parte dei casi di mal di gola, di sinusite e di otite), non aiutano affatto a sentirsi meglio e possono es­sere dannosi. Dunque l'uso di antibiotici nel raffreddore (anche purulento) va decisamente scoraggiato. Purtrop­po, invece, è un errore abbastanza frequente.
...né antinfiammatori
In due studi clinici in doppio cieco (5) a volontari infet­tati con rinovirus è stata data aspirina o placebo, per 5 giorni. Nei primi 3 giorni non si sono avute differenze nei sintomi. In 4a e 5a giornata con aspirina sono migliorati alcuni sintomi (lacrimazionoo bruciore oculare, starnu­ti, malessere, scolo nasale ^rnal di testa), ma solo per quelli oculari la differenza era statisticamente significati-