lunedì 8 novembre 2010

CONTRIBUTO DELLA LEGA CONSUMATORI PER LA FAMIGLIA



CONTRIBUTO DELLA LEGA CONSUMATORI PER  LA
II CONFERENZA NAZIONALE DELLA FAMIGLIA
–STORIA E FUTURO DI TUTTI

Noi apprezziamo il  contributo delle Acli che parte con l’affermazione della famiglia come bene comune e pone l’accento sulla Grande Crisi economico-finanziaria che dall’autunno 2008 produce pesanti ricadute sulle persone e sulle famiglie e provoca  un pesante processo di impoverimento nel Paese.  
In Italia , con i parametri Istat sono povere 2 milioni e 657 mila famiglie, il 10,8% di quelle residenti in Italia cioè 7.810.000 residenti pari al 13 % della popolazione
La povertà si distribuisce nel paese in modo diseguale: Nord - 4.9, Centro - 6,7, Mezzogiorno - 23,8 %. Il dato sociale drammatico è che la povertà relativa nel Mezzogiorno è quasi 5 volte superiore a quella del resto del paese.
Sono coinvolte  soprattutto le famiglie formate da una coppia (specie anziana), il 19,6%. Le più colpite sono le famiglie con 3 o più figli a carico di età inferiore ai 18 anni che salgono al 27.2% e nel Mezzogiorno esse arrivano al 38,8%..

Tale fenomeno di impoverimento va interpretato in rapporto alla gravità e profondità della Crisi che vede il nostro paese alle prese con una forte perdita di competitività, in crisi di produttività, gravato di un pesante debito pubblico e pertanto costretto comunque a contenere la spesa pubblica e sociale.
Una importante ricerca alla quale la Lega Consumatori ha partecipato ha dimostrato la progressione con la quale le famiglie hanno visto peggiorare la propria condizione economico- sociale.  In un ordine crescente di difficoltà e preoccupazione nel far fronte alle spese famigliari si parte dalla spesa alimentare, alle spese per l’abbigliamento, alle tariffe per le utenze domestiche, alle spese condominiali, all’affitto e al mutuo, al rimborso dei prestiti.

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1) L’impoverimento delle famiglie come emergenza nazionale

In questo quadro che configura una reale questione sociale nazionale, le famiglie non possono fare affidamento su un aiuto da parte delle istituzioni se prevalgono gli interventi di riduzione della spesa pubblica indifferenziati e ciechi, anzi le famiglie povere  sarebbero destinate a soffrire dei tagli delle risorse sui servizi pubblici locali, in particolare sugli asili nido, la scuola i trasporti pubblici.

La natura della Grande Crisi chiede che per uscirne la prima scelta strategica da compiere è quella di impedirci di ripetere i percorsi che l’hanno provocata, per uscirne vanno costruiti percorsi necessariamente nuovi, bisogna cambiare i paradigmi dello sviluppo. Le stesse famiglie sono chiamate a ragionare non solo in chiave di consumi consapevoli ma sempre di più in chiare di programmazione degli acquisti e di consumo sostenibile ne solidale.
                                                                            LA MADONNA DEI POVERI
 

Una linea strategica che per uscire dalla crisi occorre cambiare i paradigmi dello sviluppo coinvolge necessariamente le responsabilità della programmazione e della gestione della spesa pubblica, in un quadro nel quale per forza di cose deve essere contenuta.

Essa va liberata dagli impieghi che non producono beni, ma sprechi, doppioni, corruzione, dispersioni, realtà superflue e non essenziali. La spesa pubblica va pertanto finalizzata a obiettivi di valore primario e la famiglia è il primo di questi.

Questa strada non è né velleitaria né utopistica ma concretamente possibile in tutti i campi di declinazione della spesa pubblica.

2) La strada obbligata della austerità può avere successo a condizione che coinvolga direttamente il soggetto famiglia nelle sue espressioni associative

Perché sia percorsa in modo celere ed efficace conta il ruolo delle forze politiche e delle istituzioni, se sostenuta però dalla partecipazione diretta , responsabile dei soggetti sociali: le famiglie.
Infatti costruire l’uscita dalla crisi combattendo la povertà con uno sviluppo fondato su nuovi paradigmi esige una azione basilare di informazione e di educazione che rende indispensabile l’intervento diretto della famiglia come soggetto sociale, in grado di recare valore aggiunto alla società, specie se si esprime con forme moderne di aggregazione culturale, sociale e politica.

3) Andare oltre la politica dei tagli orizzontali della spesa pubblica per risparmiare innovando è possibile.

Un primo esempio: la spesa pubblica è fortemente impegnata dalla spesa sanitaria: l’ obiettivo necessario di contenerla può essere scientificamente e concretamente perseguito puntando prioritariamente sulla promozione della salute, con la prevenzione e con una educazione capillare sul risparmio a partire un primo luogo dall’uso  dei farmaci .
Questo naturalmente come accompagno in un percorso di contrasto alla malasanità, agli sprechi e alla garanzia di una assistenza sanitaria pubblica efficiente specie a fronte di preoccupazioni famigliari insorgenti , visto che fra i portati del processo di impoverimento familiare la famiglia vive crescenti difficoltà a ricorrere a visite specialistiche.

Il coinvolgimento sociale della famiglia costituisce la scelta necessaria per qualificare, in un quadro obbligato di risorse contenute, gli interventi sulla scuola in ogni ordine e grado. Solo con tale coinvolgimento la difficoltà strutturale pesante portata dalla crisi può evitare di incidere negativamente sui livelli qualitativi scolastici ma divenire opportunità di crescita personale, famigliare e civile di tutti i soggetti protagonisti del progetto educativo.

4) Nel percorso obbligato di restrizione della spesa pubblica la scelta prioritaria deve essere la conservazione e il miglioramento delle soglie dei diritti universali.

I diritti universali in chiave etica hanno come scopo l’offerta di condizioni di vita dignitose per la persona e la famiglia, in chiave civile sono diritti quali alla istruzione, alla comunicazione, alla mobilità, alla salute che sono garantiti indipendentemente dalle capacità economiche degli utenti   
( persone e famiglie) per la loro rilevanza nella collettività, assunti a carico del potere centrale con le risorse fiscali, offerti gratuitamente o a prezzi contenuti.

Con la politica attuale  di riduzione della spesa pubblica essi sono esposti ad un attacco silenzioso quanto pesante con conseguenze fortemente negative sulle famiglie popolari.

Si  tratta di un attacco in atto con conseguenze evidenti nel campo della scuola e della mobilità. Per la prima è in atto una presa di coscienza diffusa e la reazione di diversi soggetti sociali,  per la mobilità se da una parte è in atto un grande processo di modernizzazione con lo sviluppo della rete di alta velocità, dall’altra e in stridente contrasto con la prima il livello di servizio universale è a rischio, i trasporti locali e regionali infatti peggiorano  con riduzione delle corse, ritardi, disservizi , mancanza di pulizia dei treni. Questo è pagato pesantemente dalla famiglia, per in genitori pendolari per il lavoro , per  i figli pendolari per la scuola.  In chiave, etica sociale e civile il tema dei diritti universali non può fermarsi qui, c’è la comunicazione, c’è il diritto alloggio, alle utenze, quelli coinvolti dai servizi pubblici locali per stare al raggio d’azione di una aggregazione consumerista come la Lega Consumatori.

5) L’Esperienza dei Bonus e dell’utilizzo dell’’ISEE

L’esperienza di consulenza pratica prestata ai cittadini dalla Lega Consumatori dalla riduzione del 50% del canone Telecom, ai buoni energia , al bonus casa, al bonus bebè, al fondo nuovi nati, fino al rimborso del canone Rai per gli ultrasettantacinquenni ci ha  fatto sperimentare ampiamente il modello ISEE : Sul percorso abbiamo incontrato  le difficoltà connesse alla esiguità dei redditi di soglia, oltre i quali non c’era  possibilità di accesso ai bonus ed inoltre oggettivi difetti di funzionamento che finivano per penalizzare oltre tutto le famiglie più numerose. L’Isee è certamente uno strumento utile per misurare i mezzi di cui dispone la persona e la famiglia ma, come chiede il Forum delle Associazioni Familiari esige di essere ampiamente riformato.
L’esperienza condotta infatti ha ampiamente dimostrato che troppe persone in condizioni di bisogno reale non sono riuscite ad accedere alle varie misure di bonus

6) Passare dalle fase degli “aiuti” provvisori alla fase degli aiuti stabili definiti in maniera giusta.

Siamo partiti con i dati della povertà in Italia, abbiamo sostenuto che dalla crisi non si esce che con nuovi paradigmi di sviluppo, contro la povertà familiare gli aiuti provvisori come i bonus e gli una tantum, certo sono utili ma non sono risolutori.
La via di cambiamento di paradigma è l’adozione del sistema delle Deduzioni Familiari Corrette (DFC)  anche come misura di sussidiarietà effettiva . Lo Stato lascia alle famiglie, oppure versa per le famiglie più povere, le risorse che sono necessarie per crescere i figli “evita che queste famiglie scendano sotto la soglia di povertà nel caso che scelgano di avere più di due figli
e accresce la loro libertà di scelta nell’accesso ai servizi di istruzione e di Wellfare.” L’introduzione di queste innovazioni non è complicata. Si tratta di introdurre una deduzione sul reddito imponibile per un importo determinarsi per ogni figlio a carico, indipendentemente dalle categorie professionali e reddituali, Si tratta di misura che necessariamente va corretta o integrata per tutelare i redditi medio-bassi e le famiglie incapienti. La correzione avviene introducendo la categoria della “tassa negativa sul reddito” cioè una misura con la quale lo stato trasferisce alla parte di deduzione non godibile perché eccedente in carico imponibile . In questo modo le famiglie che stanno intorno o sotto la soglia di povertà verrebbero AIUTATE IN MANIERA GIUSTA E STABILE.

7) Puntare sul federalismo fiscale introducendo misure di tariffazione locale family friendly

I servizi pubblici locali riguardano una rosa ampia di servizi che interessano da vicino la famiglia.
Essi sono nel mirino della stretta finanziaria è tuttavia conservano ambiti di agibilità importanti.
Essi offrono in base ad una normativa chiara: l’art. 2 comma 461, della legge finanziaria 2008 una concreta base di coinvolgimento delle associazioni dei consumatori e pertanto delle aggregazioni familiari nella definizione delle tariffe, nel monitoraggio della erogazione del servizio, nella definizione e nella gestione delle carte della qualità dei servizi.
E’ un campo nel quale le regioni e i comuni possono costruire proposte di “quoziente famigliare”.
Per la Lega Consumatori viene così a delinearsi un campo strategico di partecipazione civica con e per le famiglie . 







giovedì 4 novembre 2010

PENSIAMOCI UN PO

PENSIERI PER INIZIARE LA SETTIMANA








Abbiamo case più grandi ma famiglie più piccole…..

Più opportunità ma meno tempo….

Più istruzione ma meno buon senso..

Più conoscenza ma meno senso critico..

Più esperti ma più problemi…

Più medicine ma meno benessere….

Siamo andati e tornati dalla luna, ma facciamo fatica ad attraversare la strada per stringere la mano ad un uomo vicino…

Abbiamo prodotto più computer per registrare più informazione, per replicare più documenti come non mai, ma siamo meno capaci di comunicare….

Siamo imbattibili sulla quantità ma scarsi sulla qualità…

Questi sono tempi da fast-food, ma dalla digestione lenta….

Sono i tempi dei grandi uomini ma di carattere mediocre..,,

Sono tempi in cui si realizzano profitti astronomici ma povere relazioni…

Questa è un epoca in cui tutto viene messo in vista sulla finestra, per occultare il vuoto della stanza….


giovedì 21 ottobre 2010

legaconsumatoripuglia.it
CONTRATTI CONCLUSI FUORI DAI LOCALI COMMERCIALI

CONTRATTI CONCLUSI FUORI DAI LOCALI COMMERCIALI
Contratti stipulati fuori dai locali commerciali (D.Lgs. n.206/05 ast. 45 e seguenti)



Per contratti stipulati fuori dai locali commerciali si intende:




1. vendite porta a porta

2. visita del professionista al domicilio del consumatore, sul luogo di lavoro o di studio o di cura (ma solo per esigenze personali)

3. per strada

4. durante gite organizzate per scopi promozionali


L’oggetto del contratto è l’acquisto di beni e servizi.



Sono ESCLUSI dai contratti stipulati fuori dai locali commerciali




1. Contratti di valore inferiore ai 26 euro

2. Acquisto di beni immobili

3. Valori mobiliari (azioni ecc…)

4. Assicurazioni

5. Fornitura di prodotti alimentari o bevande o di altri prodotti di uso domestico corrente consegnati a scadenze frequenti e regolari


Perché un contratto sia conforme alla legge deve essere inserita in maniera ben evidente la clausola inerente il diritto di ripensamento (o recesso)



“DIRITTO DI RECESSO”. L’acquirente può recedere dal presente acquisto comunicando per iscritto all’indirizzo del professionista a mezzo lettera RACCOMANDATA A.R. entro 10 giorni lavorativi dalla firma del presente contratto (oppure con telegramma, telex, posta elettronica o fax, da confermare entro le 48 ore successive). Qualora in possesso della merce, essa dovrà essere restituita entro 10 giorni a proprie spese all’indirizzo del professionista



La ditta, entro 30 gg. dal ricevimento del recesso dovrà restituire al consumatore tutte le somme ricevute, pena la denuncia alle Autorità amministrative.

Il venditore non può richiedere a titolo di pagamento cambiali che abbiano scadenza inferiore ai 15 gg. dalla stipula del contratto.



Il recesso entro 10 giorni deve avvenire dalla data della firma del contratto oppure dalla data della consegna della merce, se all’acquirente è stato mostrato un prodotto di tipo diverso da quello oggetto del contratto.



Qualora la ditta non abbia fornito al consumatore l’informazione sul diritto di recesso oppure l’informazione non fosse stata corretta i giorni entro cui poter effettuare il recesso diventano 60.



ATTENZIONE: il venditore, può richiedere al consumatore, che ha esercitato il diritto di recesso, il pagamento delle spese accessorie purché queste siano indicate in contratto in maniera analitica.

Nel caso le spese accessorie risultino essere manifestamente eccessive, anche se descritte in maniera analitica, occorre contestarle con ulteriore lettera raccomandata.



I TERMINI PER “RIPENSARCI”

Salvo che per i contratti di somministrazione servizi quali l’energia elettrica, il gas, l’acqua, il telefono, dove contestualmente alla sottoscrizione, deve essere consegnata per legge (n. 142/92) copia del contratto stesso, per le altre tipologie il rilascio di una copia non è obbligatorio per cui spesso l’utente non viene messo a conoscenza del fatto che potrebbe “ripensarci”.



I termini per il recesso sono:




* 5 giorni per i fondi di investimento chiusi.

* 7 giorni per i valori come azioni, obbligazioni, titoli di stato, fondi di investimento aperti, ecc., venduti fuori dai locali commerciali o a distanza.

* 7 giorni per tutti i contratti stipulati per via telematica mediante l’uso della forma digitale.

* 10 giorni lavorativi per i contratti firmati fuori dai locali commerciali (per strada, in albergo, a casa, ecc.)

* 10 giorni lavorativi per i contratti a distanza (per corrispondenza, televisivi, via internet, per telefono, ecc.)

* 10 giorni lavorativi per i contratti di multiproprietà , anche se firmati nella sede dell’agenzia immobiliare.

* 14 giorni per i contratti a distanza aventi per oggetto servizi di natura bancaria, finanziaria e assicurativa.

* 15 giorni per recedere da un contratto bancario di deposito se la banca decide una diminuzione del tasso di interesse corrisposto al cliente.

* 30 giorni per le polizze vita acquistate a distanza

* 60 giorni per i contratti stipulati fuori dai locali commerciali, quando sul contratto non figura alcuna informazione sul diritto di recesso, oppure l’informazione è stata data in modo non corretto (es. con carattere più piccolo oppure poco chiaro).

* 90 giorni per acquisti fatti a seguito di un’offerta telefonica, televendita o internet, se il fornitore non ha dato tutte le informazioni sul diritto di recesso e sul prodotto.





versione stampabile

* FALLIMENTO VIAGGI DEL VENTAGLIO FONTE HELP CONSUMATORI
* MANUALE DI TUTELA DELLA FAMIGLIA IN INTERNET
* CONTRATTI CONCLUSI FUORI DAI LOCALI COMMERCIALI
* PACCHETTI TURISTICI: COME OTTENERE IL GIUSTO RISARCIMENTO
* RAI: DISDETTA DELL'ABBONAMENTO
* LA LEGA CONSUMATORI PROMUOVE CENTRO TUTELA DEL MALATO E DEL DISABILE


Telefono 0832 910743
Mail utenza@legaconsumatoripuglia.it

mercoledì 20 ottobre 2010

DANNI PER BUCHE

DANNI PER BUCHE

Danni da buca? Ecco cosa fare


Se avete subito un danno a causa di una buca o per il manto stradale dissestato, ecco cosa occorre fare per ottenere un risarcimento.
Per prima cosa, al verificarsi del danno, è necessario chiamare un agente di polizia urbana che accerti il sinistro e che rediga un verbale in cui si espliciti che il danno sia stato causato dalla tal buca sita nella tal strada.
Attenzione: è fondamentale provare quella che viene definita l’“insidia stradale”, ovvero che la buca non era né segnalata né visibile e quindi, pur adottando uno stile di guida prudente, non era evitabile.
Il passo successivo consiste nell’inviare il verbale e una richiesta di risarcimento al comune o all’ente proprietario della strada.
A questo punto il comune, tramite segnalazione al proprio assicuratore, attiverà la polizza di responsabilità civile verso terzi e comunicherà al danneggiato l’avvio dell’indagine per accertare il danno e le eventuali responsabilità.

martedì 19 ottobre 2010

Clausole vessatorie:

diffidati 5 gestori di energia elettrica
Abbiamo diffidato cinque società fornitrici di energia elettrica: Acea, A2A, E.on, Italcogim e Sorgenia. Le clausole vessatorie che abbiamo trovato nei loro contratti devono essere eliminate.
Pratica commerciale scorretta: segnala all'autorità
'Contro corrente': risparmia sulla bolletta

Clausole vessatorie: diffidati 5 gestori di energia elettrica
Obblighi pesanti per gli utenti
Si tratta di clausole che impongono al cliente obblighi troppo pesanti o limitano i suoi diritti, creando uno squilibrio tra chi offre e chi usa il servizio. Se in un tempo congruo non riceveremo risposta o le nostre richieste non saranno accolte, il passo successivo sarà un'azione inibitoria in giudizio.

Pratiche commerciali scorrette
La liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica ha scatenato una concorrenza feroce tra i gestori che troppo spesso ricorrono a tecniche di vendita scorrette pur di accaparrarsi un nuovo contratto di fornitura. Per l'utente è sempre più difficile districarsi nella giungla delle tariffe e capire se lo sconosciuto che si presenta a casa promettendo sconti mirabolanti sulla bolletta sia un millantatore o ci sia dietro una proposta davvero conveniente.

Prima di firmare
Per fare una scelta consapevole bisogna leggere bene il contratto di fornitura proposto. Su indicazione del Garante, insieme al contratto devono essere consegnate due schede, una sugli obblighi dei venditori, una per il calcolo della spesa complessiva di un cliente-tipo. Studiate bene il contratto prima di firmare e in particolare leggete le clausole che stabiliscono:

quali prestazioni saranno effettivamente fornite al cliente;
la data di inizio del servizio e la durata del contratto;
il prezzo del servizio e le sue possibili variazioni nel tempo;
le eventuali garanzie che il cliente deve fornire al venditore per ottenere il servizio (per esempio, un deposito cauzionale);
gli oneri e le spese che, oltre al prezzo del servizio, saranno a carico del cliente;
come e quando saranno misurati i consumi;
quando saranno emesse le bollette e le relative scadenze, oltre che la modalità di pagamento;
le conseguenze per il cliente che non paga le bollette entro la scadenza prestabilita;
i tempi e le modalità di recesso;
come fare per ottenere informazioni e presentare un reclamo.